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INTERVENTO ANPI
25 APRILE 2011
Ricordiamo quest’anno la giornata della Liberazione
dalla dittatura fascista e dall’occupazione nazista
in un particolare giorno che ci porta a
considerare
significativi momenti del nostro essere cittadini
di questa nostra Italia: il primo Risorgimento che anche
nella nostra città abbiamo voluto celebrare, il nostro
secondo Risorgimento che fu la Resistenza e la Lotta di
Liberazione
e
la Pasqua di Risurrezione. Risorgimento e
Risurrezione, sinonimi che inducono il pensiero al
passaggio dalla morte alla vita, dall’oppressione alla
libertà.
Nel primo Risorgimento coi canti patriottici , come nel
“Va pensiero ” che il poeta Temistocle Solera scrisse
ispirandosi al salmo 137 che canta la pena degli ebrei
deportati e sottomessi da Nabucodonosor. “Là sui fiumi
di Babilonia sostammo e piangemmo al ricordo di Sion e
ai salici di quella terra sospendemmo le nostre cetre”
Possiamo qui immaginare la commozione dei nostri
militari nell’ascoltare questo canto così significativo,
deportati nei nebbiosi lager tedeschi .
E
nel secondo Risorgimento coi canti partigiani e le
lettere dei condannati a morte della Resistenza, gli
scrittori ed i poeti, e la
lirica di Quasimodo: “
come potevamo noi cantare col piede straniero
sopra il cuore, tra i morti abbandonati nelle piazze,
all’urlo nero della madre che andava incontro al figlio
crocifisso al palo del telefono? Alle fronde dei salici
per voto anche le nostre cetre erano appese, oscillavano
lievi al triste vento”.
Da 600 anni prima di Cristo alla recente storia:
oppressione, riscatto e l’allegoria
delle cetre appese per lutto e protesta al salice
piangente.
Oggi siamo qui per onorare il ricordo e rievocare il
sacrificio di quegli uomini e quelle donne, partigiani e
deportati che con orgoglio combatterono
e sacrificarono la loro vita per restituire
all’Italia la dignità e la libertà. Lottarono per dare
ai nostri padri e a noi la speranza del domani.
E’ grazie al loro sacrificio che il Paese tornò a vivere
ed a gioire; grazie alle partigiane ed ai partigiani che
con la passione, la forza, il desiderio di costruire il
futuro, combatterono
la lotta di Liberazione.
Costruirono la Resistenza, una lotta di popolo sulla
quale è stata fondata la nostra Repubblica unita e
democratica, ed è stata incisa la nostra Costituzione a
garanzia della libertà e della giustizia di tutti.
Grazie ai militari, ai civili inermi e ai religiosi
uccisi nei rastrellamenti nazisti o deportati nei campi.
Mi si permetta qui in pensiero a tutti i nostri ragazzi
con le stellette sparsi nelle varie parti del mondo, con
la speranza che la pace abbia il sopravvento sulle armi
e che possano tornare all’affetto dei loro cari.
E’ sul sacrificio, sull’eredità ricevuta da chi ha
donato la vita, che una nazione si fonda. E’ da questo
patrimonio che nasce una nazione. Non nasce dal quieto
vivere di chi pensa soltanto al proprio benessere
privato. Neppure nasce da
interessi che hanno il loro collante in un
egoismo collettivo, che oggi purtroppo è così facile
sia
assecondare che innescare. In questo vuoto di ideali
nulla c’è di sacro e di fondante per la vita di una
nazione.
L’unità nazionale dell’Italia si fonda invece
sull’eredità di chi ha combattuto per gli ideali del
risorgimento e della liberazione.
Per tutti loro, eroi della Resistenza e del
Risorgimento, abbiamo il dovere di ricordare. Ed abbiamo
il dovere di farlo non con la malinconia di chi guarda a
un passato glorioso e lontano, ma con la determinazione
di chi a quel passato vuole ispirarsi per guardare al
futuro con lo stesso spirito di speranza, di coraggio,
di tensione ideale, con la stessa volontà di adoperarsi
ogni giorno perché libertà, uguaglianza, democrazia,
solidarietà siano per sempre le pietre angolari della
nostra società.
La situazione che abbiamo oggi davanti è una delle più
difficili di questi ultimi anni.
Vi è una profonda crisi di credibilità politica e crisi
delle istituzioni, un diffuso malessere in ogni strato
della popolazione.
Troppi elettori dichiarano di voler disertare le
urne. Costo della vita in continuo aumento,
disoccupazione particolarmente giovanile, lavoro
precario, lavoro nero sottopagato. Morti sul lavoro. Da
una parte privilegi, dall’altra una povertà che si
espande sempre più.
La Costituzione ci indica gli obiettivi, ma sta a tutti
noi, col nostro singolo contributo,
facilitarne il raggiungimento. Questa situazione non
incoraggiante, che purtroppo riguarda l’intera Europa e
non solo,
l’Italia unita, come già in passato , saprà superarla,
ma occorre l’apporto di tutti, giorno dopo giorno.
Ciò potrà avvenire
sia con
l’impegno della parte più sana della popolazione,
sia con la
voce pubblica di qualche esponente coraggioso nel
rompere l’inerzia di chi accetta tutto.
Tra queste voci desidero menzionare quella sempre lucida
e puntuale del nostro
presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e del
cardinale Dionigi Tettamanzi.
Abbiamo il dovere di fare nostri i sacri valori che i
nostri nobili padri ci hanno lasciato in eredità sanciti
dalla Costituzione, e di vigilare perché nel volgere dei
tempi possano cambiare forma ma rimangano immutabili
nella sostanza.
La Costituzione va quindi difesa.
Le proposte – che
auspichiamo restino iniziative individuali e non vengano
recepite da qualche formazione politica - di
riformarne il primo articolo e di abrogare la XII
disposizione transitoria che proibisce la riformazione
del partito fascista e, di conseguenza, ne vieta
l’apologia, indicano intendimenti che non possono essere
più tollerati e richiedono una compatta manifestazione
di resistenza, un grande sussulto di orgoglio, un forte
impegno di tutti a difesa dei valori sui quali si fonda
la nostra Repubblica democratica.
A
Milano si è tenuta a marzo una cosiddetta “giornata
patriottica”. Tra i labari è sfilato anche quello della
X Mas della RSI. Sappiamo che la X Mas della regia
marina nacque nel 1915 ed è onorata da 31 medaglie d’oro
al VM e 104 medaglie d’argento. Ma questa decima si
sciolse dopo l’8 settembre ‘43 rinascendo come “Mariassalto”
e combattè a fianco degli alleati contro i nazifascisti.
Quella di Valerio Borghese, completamente autonoma dalla
RSI, giurò invece fedeltà a Hitler e combattè
soprattutto in azioni anti
partigiane.
Ne fanno testo i documenti recentemente resi pubblici in
Germania sotto il titolo “Adriatisches Küsterland”. Il
documento 8, datato Berlino 6 novembre 1943 del ministro
degli
Esteri del Reich , al treno speciale “Westfalen”, per
l’Ufficio del Ministro e all’Ambasciatore Ritter 3775 .
Vengono presentati due giuramenti: il primo di sola
fedeltà a Hitler ed il secondo (proposto da Borghese)
che vi aggiunge anche fedeltà a Mussolini. I tedeschi
cancellano Mussolini ed il testo definitivo rimane:
“
Conscio del dovere, postomi dalla mia volontà, giuro
dinnanzi a Dio,
l’Onnipotente, di ubbidire incondizionatamente agli
ordini dei miei superiori e di impugnare le armi contro
i nemici della mia Patria e di combattere con fedeltà e
coraggio nella formazione, sotto le direttive tedesche.
Io sono pronto a lasciare la vita per questa lotta. Così
sia e Iddio mi aiuti”
(documento 9)
Globocnik – SS
Gruppenführer e luogotenente generale di polizia, nel
documento 10 Stato Maggiore – Diario nr. 26/45 (Comando
segreto) – Alloggio al campo, lì 19 gennaio 1945 –
affari segreti del comando- Oggetto: divisione X Mas –
scrive:
“
… la divisione è
a me sottoposta per ogni questione e riceve ordini solo
da me o, su mio incarico, dal mio stato maggiore…”
Il documento porta l’approvazione
del generale Karl Wolf, comandante supremo delle
SS in Italia che sottolinea:
“Borghese ha
facoltà, nel suo ambito interno di
servizio, di
dare autonomamente ordini, ma per tutte le azioni
principali e importanti
deve ricevere la
mia approvazione” (documento 10)
Erano italiani, ma possono essere riconosciuti
soldati
italiani questi marò che giurarono fedeltà al nazismo?
Perché si fece sfilare il loro gagliardetto con
il Totenkopf, il teschio delle SS? Parafrasando una
frase di Gramsci, l’Anpi grida oggi nel nome della
Resistenza:
“vigiliamo, vigiliamo ed ancora vigiliamo, perché ci
sarà bisogno
di tutta la nostra vigilanza”. E lo facciamo nel
nome dei nostri martiri: Mauro Venegoni, Giuseppe
Bollini, don Mauro Bonzi che il fascismo condannò a
Dachau e di tutti i nostri Caduti
che diedero la vita per la nostra libertà dal
nazifascismo.
L’Anpi, col patrocinio dell’Amministrazione comunale e
della Fondazione Ticino Olona, presenterà venerdì sera
una monografia su don Mauro Bonzi nella sala degli
stemmi di palazzo Malinverni. Vogliamo onorare la
memoria di questo eroico sacerdote legnanese.
Giuseppe Colzani, partigiano, ha scritto nelle sue
memorie:
“Una
volta avevo 17 anni ed ero quasi a forza partigiano.
Trovammo nel perlustrare una cantina
due fascisti: senza armi erano come scatole vuote
e noi due morti in più non li volevamo. Così li aiutammo
a sparire a calci nel sedere.
Ma poi, anni dopo, uno lo incontrai che aveva una
bambina. Ci guardammo e lui mi disse: ti devo la mia
vita e lei. Ed io pensai che, se avesse vinto lui la
guerra, non ci saremmo stati né io né mio figlio”
Buon 25 aprile a tutti.
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