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Legnano

sezione "Mauro Venegoni"

 

 

 

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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25 aprile 1945-2010

Anniversario della Liberazione

 

                                                                                                                                 

La madre del partigiano

Sulla neve bianca bianca
c'è una macchia color vermiglio;
è il sangue, il sangue di mio figlio,
morto per la libertà.
Quando il sole la neve scioglie
un fiore rosso vedi spuntare:
o tu che passi, non lo strappare,
è il fiore della libertà.
Quando scesero i partigiani
a liberare le nostre case,
sui monti azzurri mio figlio rimase
a far la guardia alla libertà.

Gianni Rodari

 

 


cerimonia in piazza S. Magno con discorsi del sindaco di Legnano e di Luigi Botta, presidente ANPI Legnano

 


Parafrasando un felice titolo dato dal Caleffi ad un suo efficace libro “ Si fa presto a dire fame”, oggi verrebbe voglia di dire “ Si fa presto a dire 65 anni”. E tanti ne sono passati da quando “fischia il vento ed urla la bufera” echeggiava nelle città ritornate alla vita dopo l’incubo della dittatura e della dura e feroce guerra. E tanti ne sono passati da quando le armi dei partigiani venivano consegnate e le formazioni partigiane venivano congedate e sciolte.

Oggi noi ricordiamo quegli eventi non per una rimpatriata simbolica di tipo nostalgico ma perché da quegli eventi è rinata la nostra Italia e su di essi poggiano le fondamenta della nostra Repubblica democratica.

L’insurrezione dell’aprile del ’45 e la Liberazione che l’ha coronata hanno segnato la fine della fase militare della Resistenza, la conclusione della lotta armata iniziata nel settembre del 1943. Grazie ad essa abbiamo riconquistato la libertà, la nostra dignità di uomini liberi, la dignità di libera nazione per il nostro Paese.

Negli anni venti il fascismo aveva attaccato una democrazia fragile che impediva una partecipazione piena alla vita dello Stato per le masse lavoratrici cattoliche e di orientamento socialista. Aveva usato una forte violenza ed abilmente approfittato delle divisioni e degli errori dei partiti democratici. Era così riuscito ad imporsi.

La Resistenza invece fu resa possibile e forte dalle grandi forze popolari che seppero trovare la loro unità e seppero coinvolgere tanti italiani. Uomini e donne dal diverso credo politico e religioso, di tutte le classi sociali, delle diverse professioni. Molti sacerdoti e religiosi dei vari Ordini.

La Resistenza venne combattuta da oltre 250 mila partigiani che sopravvissero per due inverni sulle montagne e poterono operare solo grazie alla solidarietà di tante persone che li aiutavano e li sostenevano. Un esempio che sentiamo nostro: dopo lo scontro armato alla Mazzafame, il comandante partigiano legnanese Samuele Turconi, nome di battaglia “Sandro” venne gravemente ferito e portato all’ospedale di Busto Arsizio scortato dai brigatisti neri che lo volevano interrogare. Una sera, con un’azione fulminea i partigiani, con Guido Venegoni, lo liberarono e lo portarono a Legnano in casa della staffetta Angela Logisi in via Novara. Di notte, col coprifuoco e rischiando la vita o, nel caso migliore, la deportazione, un farmacista andava a curarlo . Era il dr. Ezio Tornadù, zio materno del nostro Sindaco Vitali.

La Resistenza fu sorretta dall’esempio degli oltre 600 mila militari italiani inviati nei campi di concentramento perché si rifiutarono di arruolarsi nella Repubblica fascista delle Brigate nere di Salò. Vi morirono in 50 mila.

Resistenza fu la scelta di una parte dell’Esercito italiano di schierarsi con gli Alleati, con loro combattendo per cacciare al Nord il tedesco occupante. Ricordiamo qui il gruppo di combattimento “Legnano” costituitosi per primo e che per primo sconfisse i tedeschi a Mignano Monte Lungo.

Resistenza fu l’orribile massacro dei 10.260 nostri soldati a Cefalonia, i 59 mila partigiani, i 37 mila militari delle varie armi, morti combattendo i nazifascisti, i 26 mila civili, donne, vecchi, bambini trucidati per rappresaglia coi loro parroci sul sagrato delle chiese. Le cascine, i borghi dati alle fiamme dai tedeschi e dai brigatisti neri in ritirata.

Resistenza
furono i lavoratori che nel 1943 e ’44 , con gli scioperi, diedero vita alle più grandi manifestazioni di massa mai viste in territori occupati dai nazisti assestando un colpo decisivo al fascismo, rendendosi protagonisti del destino del nostro Paese.

Le testimonianze delle torture, delle fucilazioni, delle impiccagioni, la sofferenza del popolo tutto. E gli episodi terribili di partigiani che, invece di combattere il comune nemico, si uccidevano tra loro ed i sussulti di rabbia che portarono ad altre morti, talora ingiustificate. Anche questo fu Resistenza. Un’epopea grandiosa, mondi incredibili, commoventi, straordinari, mondi generosi e severi. Che ci fanno riflettere,pensare, ricordare.

Riflettano su tutto questo i detrattori della Resistenza e della Lotta armata di Liberazione. Resistenza e Lotta armata cessarono con la consegna delle armi dopo il 25 aprile. Gli esecrandi fatti di odio e di vendette che si verificarono in seguito non debbono e storicamente non possono essere accostati né alla Resistenza né alla Lotta armata di Liberazione. Semmai fu uno strascico deprecabile nato dall’accumularsi dei sentimenti di vendetta e di rivalsa che il ventennio di dittatura e le inumane atrocità perpetrate dalle Brigate nere fecero nascere, alimentare ed esplodere nell’animo di una parte del popolo italiano. Giusto indagare su questi fatti, ma non si tocchi la Resistenza!

I fascisti giustiziati dalla Resistenza furono prima processati e condannati secondo il codice militare in vigore. Sentenze emanate prima e dopo il 25 aprile. E non ci fu accanimento in tutto questo. Vorrei ricordare due esempi: il segretario del fascio di Legnano, capitano e capo dei servizi segreti della Resega fu giudicato in contumacia dal tribunale partigiano. A suo carico non si riscontrarono atti di atrocità. Questo signore ritornò nella nostra città, riprese la sua attività e per molti anni fu anche un valido capitano di contrada. Molti di noi lo hanno conosciuto.
(vedi libro di Vincenzo Costa pag. 249)
Vincenzo Costa, federale di Milano per tutto il periodo della Repubblica di Salò.
Mantenne contatti diretti con la Gestapo e con Mussolini, fu arrestato, processato e condannato ad alcuni anni di reclusione che scontò poi solo in parte ( tre anni).
Ritornato libero, scrisse anche un libro dal titolo “l’ultimo federale – 1943/45” del quale consiglio l’illuminante lettura. Costa narra le atrocità (lui le chiama azioni) commesse dalla Brigate nere, dalle varie bande Koch, dalla polizia segreta (OVRA –acronimo che significa organizzazione volontaria repressione antifascista) ma giustifica il tutto con l’amor patrio, il periodo bellico particolare e che se non lo facevano i fascisti, i tedeschi lo avrebbero fatto loro, ma con cattiveria. - Giudicate voi.

Il valore della Resistenza: ho riletto qualche giorno fa l’intervento integrale che Alcide De Gasperi pronunciò alla Conferenza di pace di Parigi il 10 agosto 1946.
“..sento che tutto, tranne la vostra personale cortesia, è contro di me…” così inizia De Gasperi. E avverso il trattato che i Paesi vincitori avevano già stilato e che penalizzava enormemente l’Italia, De Gasperi giocò l’unica carta in suo possesso:
la Resistenza e la Lotta di Liberazione, che consegnarono il Nord Italia libero agli Alleati che avanzavano. Molti articoli di quel trattato vennero cancellati o modificati e l’Italia non fu divisa ed occupata dalle quattro potenze come la Germania ed ebbe subito il suo esercitò mentre alla Germania venne concesso solo dopo molti anni. I debiti di guerra furono ridotti al minimo. L’Italia fu considerata cobelligerante.

Dalla Resistenza e dalla Lotta di Liberazione nacque la nostra Costituzione.
Una Costituzione ancora attuale e vitale. Una Carta che sancisce per tutti uguali doveri e i diritti, che ci fa cittadini e non plebe. Una Carta non a caso difesa dalla stragrande maggioranza degli italiani nel referendum del giugno 2006, quando si cercò di snaturarne la sostanza ed i valori. Valori di libertà, di giustizia sociale, di onestà verso gli altri e se stessi, del diritto al lavoro che consegni dignità al cittadino,della condanna dei furbi che danneggiano la collettività. Una Costituzione che ancora deve essere appieno realizzata ma che sicuramente va difesa nei suoi principi fondamentali.

Sappiamo che le Costituzioni si possono cambiare ed aggiornare al mutare dei contesti sociali ed economici e delle società che esse regolano. Ma tutto questo va fatto con la ricerca del consenso più vasto, rinnovando il patto con i contraenti che vivono nella storia. Non senza di loro o, peggio, contro di loro.

25 aprile: riflettendo su questo giorno e sul doveroso ricordo di coloro che hanno generosamente donato la vita perché noi potessimo vivere da uomini liberi, mi ritornava in mente una bella poesia di Luis Aragon. Una ballata che celebra due uomini- uno credente e l’altro no – che, con coraggio e passione avevano affrontato la morte per amore della “ bella prigioniera”, la loro Patria, la loro terra.
Nell’ultima strofa, i due eroi vengono paragonati ad una allodola ed a una rondine, ugualmente bruciati da questo immenso amore che li aveva spinti a combattere un potere oppressivo e tirannico.

Permettermi un ricordo personale: avevo 10 anni quel 25 aprile 1945. Tra i ricordi di quel giorno , ancora uno oggi mi emoziona: la sera vennero accese tutte le luci nella nostra città che per anni erano state spente. Non avevo mai visto una strada illuminata. Mi sembrava un mondo nuovo, con tutta quella luce: e ancora oggi sono qui, a nome dell’ANPI, per dire grazie a coloro che mi hanno, ci hanno permesso di vedere ancora la strada, di camminare senza paura, di guardare avanti con speranza e coraggio.

Buon 25 aprile a tutti.
 

 

deposizione corona sul monumento ai partigiani legnanesi caduti

 

 

celebrazione eucaristica al campo dei partigiani al cimitero monumentale

 

premiazione gara ciclistica alla Cascina Olmina

 

 

 

Discorso Ufficiale del Presidente della Repubblica

 

 

Discorso del presidente ANPI provinciale

prof. Carlo Smuraglia

 

 

 

RESISTENZA


O ragazza dalla guance di pesca
o ragazza dalle guance d’aurora
io spero che a narrarti riesca
la mia vita all’età che tu hai ora.
Coprifuoco, la truppa tedesca
la città dominava, siam pronti
chi non vuole chinare la testa
con noi prenda la strada dei monti.
Silenziosa sugli aghi di pino
su spinosi ricci di castagna
una squadra nel buio mattino
discendeva l’oscura montagna
la speranza era nostra compagna
ad assaltar caposaldi nemici
conquistandoci l’armi in battaglia
scalzi e laceri eppure felici.

Avevamo vent’anni ed oltre il ponte
oltre il ponte ch’è in mano nemica
vedevam l’altra riva, la vita
tutto il bene del mondo oltre il ponte.
Tutto il male avevamo di fronte
tutto il bene avevamo nel cuore
a vent’anni la vita è oltre il ponte
oltre il fuoco comincia l’amore.

Non è detto che fossimo santi
l’eroismo non è sovrumano
corri, abbassati, dai balza avanti!
Ogni passo che fai non è vano.
Vedevamo a portata di mano
oltre il tronco il cespuglio il canneto
l’avvenire di un mondo più umano
e più giusto più libero e lieto.

Ormai tutti han famiglia hanno figli
che non sanno la storia di ieri
Io son solo e passeggio tra i tigli
Con te cara che allora non c’eri.
E vorrei che quei nostri pensieri
quelle nostre speranze di allora
rivivessero in quel che tu speri
o ragazza color dell’aurora

Italo Calvino
 

 

 

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