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Parafrasando un felice titolo dato dal Caleffi ad un suo
efficace libro “ Si fa presto a dire fame”, oggi verrebbe voglia
di dire “ Si fa presto a dire 65 anni”. E tanti ne sono passati
da quando “fischia il vento ed urla la bufera” echeggiava nelle
città ritornate alla vita dopo l’incubo della dittatura e della
dura e feroce guerra. E tanti ne sono passati da quando le armi
dei partigiani venivano consegnate e le formazioni partigiane
venivano congedate e sciolte.
Oggi noi ricordiamo quegli eventi non per una rimpatriata
simbolica di tipo nostalgico ma perché da quegli eventi è rinata
la nostra Italia e su di essi poggiano le fondamenta della
nostra Repubblica democratica.
L’insurrezione dell’aprile del ’45 e la Liberazione che l’ha
coronata hanno segnato la fine della fase militare della
Resistenza, la conclusione della lotta armata iniziata nel
settembre del 1943. Grazie ad essa abbiamo riconquistato la
libertà, la nostra dignità di uomini liberi, la dignità di
libera nazione per il nostro Paese.
Negli anni venti il fascismo aveva attaccato una democrazia
fragile che impediva una partecipazione piena alla vita dello
Stato per le masse lavoratrici cattoliche e di orientamento
socialista. Aveva usato una forte violenza ed abilmente
approfittato delle divisioni e degli errori dei partiti
democratici. Era così riuscito ad imporsi.
La Resistenza invece fu resa possibile e forte dalle
grandi forze popolari che seppero trovare la loro unità e
seppero coinvolgere tanti italiani. Uomini e donne dal diverso
credo politico e religioso, di tutte le classi sociali, delle
diverse professioni. Molti sacerdoti e religiosi dei vari
Ordini.
La Resistenza venne combattuta da oltre 250 mila
partigiani che sopravvissero per due inverni sulle montagne e
poterono operare solo grazie alla solidarietà di tante persone
che li aiutavano e li sostenevano. Un esempio che sentiamo
nostro: dopo lo scontro armato alla Mazzafame, il comandante
partigiano legnanese Samuele Turconi, nome di battaglia “Sandro”
venne gravemente ferito e portato all’ospedale di Busto Arsizio
scortato dai brigatisti neri che lo volevano interrogare. Una
sera, con un’azione fulminea i partigiani, con Guido Venegoni,
lo liberarono e lo portarono a Legnano in casa della staffetta
Angela Logisi in via Novara. Di notte, col coprifuoco e
rischiando la vita o, nel caso migliore, la deportazione, un
farmacista andava a curarlo . Era il dr. Ezio Tornadù, zio
materno del nostro Sindaco Vitali.
La Resistenza fu sorretta dall’esempio degli oltre 600
mila militari italiani inviati nei campi di concentramento
perché si rifiutarono di arruolarsi nella Repubblica fascista
delle Brigate nere di Salò. Vi morirono in 50 mila.
Resistenza fu la scelta di una parte dell’Esercito
italiano di schierarsi con gli Alleati, con loro combattendo per
cacciare al Nord il tedesco occupante. Ricordiamo qui il gruppo
di combattimento “Legnano” costituitosi per primo e che per
primo sconfisse i tedeschi a Mignano Monte Lungo.
Resistenza fu l’orribile massacro dei 10.260 nostri
soldati a Cefalonia, i 59 mila partigiani, i 37 mila militari
delle varie armi, morti combattendo i nazifascisti, i 26 mila
civili, donne, vecchi, bambini trucidati per rappresaglia coi
loro parroci sul sagrato delle chiese. Le cascine, i borghi dati
alle fiamme dai tedeschi e dai brigatisti neri in ritirata.
Resistenza furono i lavoratori che nel 1943 e ’44 , con gli
scioperi, diedero vita alle più grandi manifestazioni di massa
mai viste in territori occupati dai nazisti assestando un colpo
decisivo al fascismo, rendendosi protagonisti del destino del
nostro Paese.
Le testimonianze delle torture, delle fucilazioni, delle
impiccagioni, la sofferenza del popolo tutto. E gli episodi
terribili di partigiani che, invece di combattere il comune
nemico, si uccidevano tra loro ed i sussulti di rabbia che
portarono ad altre morti, talora ingiustificate. Anche questo
fu Resistenza. Un’epopea grandiosa, mondi incredibili,
commoventi, straordinari, mondi generosi e severi. Che ci fanno
riflettere,pensare, ricordare.
Riflettano su tutto questo i detrattori della Resistenza e della
Lotta armata di Liberazione. Resistenza e Lotta armata cessarono
con la consegna delle armi dopo il 25 aprile. Gli esecrandi
fatti di odio e di vendette che si verificarono in seguito non
debbono e storicamente non possono essere accostati né alla
Resistenza né alla Lotta armata di Liberazione. Semmai fu uno
strascico deprecabile nato dall’accumularsi dei sentimenti di
vendetta e di rivalsa che il ventennio di dittatura e le inumane
atrocità perpetrate dalle Brigate nere fecero nascere,
alimentare ed esplodere nell’animo di una parte del popolo
italiano. Giusto indagare su questi fatti, ma non si tocchi
la Resistenza!
I fascisti giustiziati dalla Resistenza furono prima processati
e condannati secondo il codice militare in vigore. Sentenze
emanate prima e dopo il 25 aprile. E non ci fu accanimento in
tutto questo. Vorrei ricordare due esempi: il segretario del
fascio di Legnano, capitano e capo dei servizi segreti della
Resega fu giudicato in contumacia dal tribunale partigiano. A
suo carico non si riscontrarono atti di atrocità. Questo signore
ritornò nella nostra città, riprese la sua attività e per molti
anni fu anche un valido capitano di contrada. Molti di noi lo
hanno conosciuto.
(vedi libro di Vincenzo Costa pag. 249)
Vincenzo Costa, federale di Milano per tutto il periodo della
Repubblica di Salò.
Mantenne contatti diretti con la Gestapo e con Mussolini, fu
arrestato, processato e condannato ad alcuni anni di reclusione
che scontò poi solo in parte ( tre anni).
Ritornato libero, scrisse anche un libro dal titolo “l’ultimo
federale – 1943/45” del quale consiglio l’illuminante lettura.
Costa narra le atrocità (lui le chiama azioni) commesse dalla
Brigate nere, dalle varie bande Koch, dalla polizia segreta
(OVRA –acronimo che significa organizzazione volontaria
repressione antifascista) ma giustifica il tutto con l’amor
patrio, il periodo bellico particolare e che se non lo facevano
i fascisti, i tedeschi lo avrebbero fatto loro, ma con
cattiveria. - Giudicate voi.
Il valore della Resistenza: ho riletto qualche giorno fa
l’intervento integrale che Alcide De Gasperi pronunciò alla
Conferenza di pace di Parigi il 10 agosto 1946.
“..sento che tutto, tranne la vostra personale cortesia, è
contro di me…” così inizia De Gasperi. E avverso il trattato che
i Paesi vincitori avevano già stilato e che penalizzava
enormemente l’Italia, De Gasperi giocò l’unica carta in suo
possesso:
la Resistenza e la Lotta di Liberazione, che consegnarono
il Nord Italia libero agli Alleati che avanzavano. Molti
articoli di quel trattato vennero cancellati o modificati e
l’Italia non fu divisa ed occupata dalle quattro potenze come la
Germania ed ebbe subito il suo esercitò mentre alla Germania
venne concesso solo dopo molti anni. I debiti di guerra furono
ridotti al minimo. L’Italia fu considerata cobelligerante.
Dalla Resistenza e dalla Lotta di Liberazione nacque la nostra
Costituzione.
Una Costituzione ancora attuale e vitale. Una Carta che sancisce
per tutti uguali doveri e i diritti, che ci fa cittadini e non
plebe. Una Carta non a caso difesa dalla stragrande maggioranza
degli italiani nel referendum del giugno 2006, quando si cercò
di snaturarne la sostanza ed i valori. Valori di libertà, di
giustizia sociale, di onestà verso gli altri e se stessi, del
diritto al lavoro che consegni dignità al cittadino,della
condanna dei furbi che danneggiano la collettività. Una
Costituzione che ancora deve essere appieno realizzata ma che
sicuramente va difesa nei suoi principi fondamentali.
Sappiamo che le Costituzioni si possono cambiare ed aggiornare
al mutare dei contesti sociali ed economici e delle società che
esse regolano. Ma tutto questo va fatto con la ricerca del
consenso più vasto, rinnovando il patto con i contraenti che
vivono nella storia. Non senza di loro o, peggio, contro di
loro.
25 aprile: riflettendo su questo giorno e sul doveroso
ricordo di coloro che hanno generosamente donato la vita perché
noi potessimo vivere da uomini liberi, mi ritornava in mente una
bella poesia di Luis Aragon. Una ballata che celebra due uomini-
uno credente e l’altro no – che, con coraggio e passione avevano
affrontato la morte per amore della “ bella prigioniera”, la
loro Patria, la loro terra.
Nell’ultima strofa, i due eroi vengono paragonati ad una
allodola ed a una rondine, ugualmente bruciati da questo immenso
amore che li aveva spinti a combattere un potere oppressivo e
tirannico.
Permettermi un ricordo personale: avevo 10 anni quel 25 aprile
1945. Tra i ricordi di quel giorno , ancora uno oggi mi
emoziona: la sera vennero accese tutte le luci nella nostra
città che per anni erano state spente. Non avevo mai visto una
strada illuminata. Mi sembrava un mondo nuovo, con tutta quella
luce: e ancora oggi sono qui, a nome dell’ANPI, per dire
grazie a coloro che mi hanno, ci hanno permesso di vedere
ancora la strada, di camminare senza paura, di guardare avanti
con speranza e coraggio.
Buon 25 aprile a tutti.
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