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Giorno del Ricordo 2010

 

“Norma Cossetto e Mario Tonzar: dalle foibe del ’43 ai lager di Tito”

 

Conferenza del prof. Giancarlo Restelli, docente presso Istituto Tecnico “Bernocchi” di Legnano

 

- 12 febbraio, Palazzo Leone da Perego, Legnano, ore 21

 

 

Le Foibe e l’Esodo dei giuliano-dalmati:

la storia rimossa

 

La vicenda di 300.000 italiani costretti ad abbandonare le loro terre, la realtà tragica delle foibe e delle deportazioni, la pagina amara dei campi profughi in Italia:

una memoria negata per cinquant’anni!

 

 

Parlare delle Foibe vuol dire fare riferimento al più grave massacro di civili della storia moderna italiana, indagare un periodo storico ancora poco conosciuto.

Studiare l’esodo di un’intera comunità di italiani dalle proprie terre vuol dire riportare alla luce un dramma collettivo in gran parte rimosso dalla coscienza pubblica.

Gli storici hanno svolto a fondo il loro lavoro scandagliando materiali, documenti, testimonianze alla ricerca di una verità da opporre alle diatribe politiche. Però il numero di pubblicazioni sulle foibe e sull’esodo dei giuliani e dalmati è paradossalmente esiguo rispetto ad altri momenti atroci della storia della seconda guerra mondiale. Anche nell’ambito della stampa quotidiana è stato rivelato poco di quanto è avvenuto nella Venezia Giulia e in Istria dopo l’8 settembre del ’43.

Solo recentemente, anche a causa dell’istituzione da parte del Parlamento italiano del “Giorno del Ricordo”, qualcosa è cambiato.

Durante la conferenza il prof. Restelli ha posto più volte alcune domande significative a un pubblico attento: per quale motivo molti italiani, anche di discreta cultura, ignorano questi fatti? Perché la parola “Foibe” ha scatenato dopo il ’45 fortissime polemiche nella Venezia Giulia e un malcelato silenzio nel resto dell’Italia? Perché in Italia il “passato non passa”, come avviene altrove, affievolendo le polemiche politico-ideologiche di parte?

Forse dopo la caduta dei “muri” (non solo quello di Berlino, ma anche quello che per tanti anni ha diviso memorie contrapposte), ci saranno spazi per la riflessione evitando le sterili contrapposizioni del passato.

 

Nella sua relazione il prof. Restelli ha ricordato che il “Giorno del Ricordo” è stato approvato da quasi tutti i gruppi politici con l’eccezione dell’estrema sinistra. I partiti responsabili dei fatti e del silenzio successivo, PCI, PSI, DC e MSI non esistono più. Gli eredi, che hanno rotto i ponti con le ideologie del passato, sono sicuramente più propensi a parlare e discutere di questo e di altri fatti storici.

Il relatore ha auspicato che questo nuovo clima politico-culturale mutato possa permettere alle Foibe e all’Esodo di essere avvertiti e conosciuti dall’opinione pubblica italiana in tutta la loro importanza.

Non è stracciando o stropicciando le pagine di storia che non ci piacciono che arriveremo mai a definire “chi siamo” e da “dove veniamo”. L’identità italiana, ossia la presa di coscienza di essere un popolo con un importante passato, presuppone la consapevolezza di quanto è accaduto, soprattutto quando il passato è così vicino e così

carico di passioni e sofferenze.

 

Durante la conferenza, in particolare, il relatore ha concentrato l’attenzione del pubblico su due figure rappresentative di questa epoca martoriata dalla violenza: Norma Cossetto e Mario Tonzar.

 

Norma Cossetto, istriana, universitaria di 24 anni, venne infoibata alla fine del settembre del ’43 da criminali appartenenti al movimento di liberazione di Tito. Non aveva colpe specifiche. Venne buttata in foiba dopo essere stata ripetutamente violentata perché il suo assassinio e quello di altri disgraziati rientrava in un disegno più o meno lineare di possesso dell’Istria mettendo a tacere la componente italiana.

Così Norma pagò con la vita la politica antislava del fascismo e contemporaneamente diventò vittima del nazionalismo sloveno e croato che con tutti i mezzi mirava al controllo della Venezia Giulia.

 

Mario Tonzar, operaio di Turriaco, fece parte di quella folta schiera di “monfalconesi” che dopo la guerra, nel 1947, scelsero di andare nella Jugoslavia di Tito per dare il loro contributo all’edificazione del socialismo. Nel 1948 ci fu la famosa “scomunica” di Stalin nei confronti di Tito. I “monfalconesi” stettero con Stalin e una cinquantina di loro finirono nei gulag jugoslavi, che non avevano nulla da invidiare rispetto a quelli nazisti.

Tonzar fece tre anni nei lager jugoslavi e quando tornò in Italia scelse il silenzio per non mettere in difficoltà il Pci, il suo partito.

Solo da pochi anni ha deciso di raccontare quello che ha visto e subito (“La valigia e l’idea”). Le sue pagine portano il lettore a scoprire una realtà poco o nulla conosciuta: la violenta repressione nella Jugoslavia del maresciallo Tito.

 

                                                                                                                                                                   

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