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Giuseppina Marcora «Mio fratello partigiano»

Invito ai giovani: studiate la Resistenza

Abita a Legnano ma è originaria di Inveruno. Dove è cresciuta accanto a Giovanni, uno dei

protagonisti della lotta al nazifascismo, poi ministro dell'Agricoltura e dell'Industria. A Polis Legnano racconta i suoi anni come staffetta partigiana e la storia di "Albertino"

Giuseppina Marcora ci riceve nella sua bella casa di Legnano e fin da subito stupisce per la sua lucidità e la semplicità nel raccontare i fatti che l'hanno vista attiva sostenitrice nella lotta di resistenza al nazifascismo. Partiamo chiedendole della sua famiglia d'origine e del contesto sociale in cui è cresciuta. Giuseppina nasce in una famiglia benestante: «Mio padre Giuseppe commerciava in bestiame, mentre io subito dopo gli studi ho trovato un buon lavoro da impiegata a Milano. L'aria che si respira in casa è quella di una famiglia contraria al regime che, con prudenza ma in modo deciso, prende le distanze dalla dittatura». Emerge nelle parole di Giuseppina il profondo legame che la legherà per l'intera vita al più noto fratello Giovanni, partigiano, poi dirigente democristiano, senatore, a lungo ministro della Repubblica. Un'unione inseparabile favorita dalla precoce morte della mamma, scomparsa subito dopo la nascita dell'ultimo fratellino Andrea: «Giovanni partecipava alle adunanze di Azione cattolica, tenute da don Giuseppe Albeni, che si svolgevano nell'oratorio di Cuggiono. Don Giuseppe era un convinto antifascista e sarà le sua attività formativa a portare molti giovani alla scelta di combattere la dittatura. Mio fratello divenne un capo militare delle formazioni cat-toliche. Era una uomo di spicco della divisione "Alto Milanese" e in seguito assumerà il ruolo di vicecomandante del Raggruppamento Patrioti "Alfredo Di Dio", al cui comando sarà nominato Eugenio Cefis, un altro personaggio che farà la storia d'Italia nell'immediato dopoguerra».

La vita di Giuseppina durante i primi anni di guerra è simile a quella di tanta parte della popolazione, costretta tra mille avversità a sopravvivere giorno dopo giorno in situazioni precarie. Di questo periodo ricorda «le difficoltà per raggiungere il posto di lavoro ma soprattutto i bombardamenti su Milano». È tuttavia ancora poco in confronto a quello che rischierà dopo l'8 settembre 1943, quando scenderà in campo con indispensabili a-zioni di supporto alla resistenza: «Giovanni, militare di leva a Civitavecchia, era riuscito in modo avventuroso a tornare a Inveruno, anche grazie all'intervento di uno sconosciuto ferroviere, che lo aveva salvato a Firenze dall'arresto e dal conseguente invio nei campi di concentramento tedeschi. A Inveruno il ritorno in famiglia è stato però di breve durata perché, insieme a un gruppo di altri giovani, mio fratello decise di andare in montagna in una baita sopra Intra, in località Ungiasca». Comincia così anche per Giuseppina la resistenza attiva, fatta di tanta determinazione, coraggio e anche, come lei stessa sottolinea, «un pizzico di incoscienza». Ai giovani in montagna manca tutto e bisogna sostenerli in tutti i modi possibili. Così Giuseppina, quasi ogni sabato, prende le Ferrovie Nord con destinazione Laveno: «A Saranno mi incontravo con un'altra staffetta, l'amica Antonietta Chiodini, sorella di un altro partigiano, e insieme raggiungevamo Laveno. Poi prendevamo il traghetto per Intra dove spesso ad attenderci c'erano i fascisti che presidiano la zona, ma per fortuna anche alcuni fiancheggiatori dei partigiani che segnalavano alle staffette se la via era libera. Con noi avevamo borse ricolme dei necessari rifornimenti alimentari, ma quello che più era rischioso da trasportare era l'equipaggiamento di armi e munizioni per sostenere la resistenza armata». Giuseppina contava sul suo sangue freddo, sul «fascino femminile» e la determinazione.

Così ricorda quei momenti: «Avevo un cappotto di loden che era una meraviglia e mi ero fatta fare delle tasche enormi ben mascherate. Lì

 

dentro ci mettevo le pistole e le munizioni. Ma una volta superato l'imbarcadero di Intra occorrevano ancora parecchie ore di cammino per raggiungere i partigiani che, nel frattempo, avevano fatto base a Fiancavano. Un viaggio estenuante e pericoloso». Un viaggio raccontato con la sconcertante naturalezza di una giovane donna che, poco più che ventenne, «aveva preso coscienza de¬gli enormi danni morali e materiali che la dittatura fascista stava portando alla nazione».

Giuseppina prosegue il racconto a Polis Legnano: «Percepivo che mio fratello e tanti altri giovani stavano lottando per la libertà e si preparavano a divenire la futura classe dirigente del Paese». Il suo ruolo presto cambia perché, da staffetta di montagna, passerà a "staffetta di piano", cioè di pianura, come lei stessa si definisce. Dalle sue mani ricorda che «sono passati molto probabilmente ordini o disposizioni che hanno inciso sulla resistenza». «Portavo gli ordini a importanti personaggi del Comitato di liberazione nazionale -spiega - e così non mancavano gli incontri con Cefis e con altri capi della resistenza».

Giuseppina continuerà a lungo a essere vicina al fratello (che aveva assunto il nome di battaglia di "Albertino", che porterà con sé per tutta la vita) il quale, spiega, da lei verrà salvato in più di una circostanza. Sorride nel ricordare quel lontano venerdì santo del 1944 quando i fascisti, a conoscenza della presenza di Giovanni nella casa di Inveruno, fanno irruzione per arrestarlo. Non hanno fatto i conti, però, con il coraggio di Giuseppina che riesce in modo rocambolesco a chiudere i fascisti in casa, permettendo così al fratello di scappare da un'uscita sul retro. Gli episodi da riportare sarebbero ancora molti. Ne citiamo in particolare uno, in quanto significativo dell'importanza e della delicatezza del ruolo che le fu assegnato.

Siamo all'inizio del 1945 e «arriva l'ordine che bisogna recarsi a Lesa dalla suocera di Cefis per ritirare degli importantissimi timbri falsi che dovranno essere inoltrati al CLN». Giuseppina esegue fedelmente l'ordine impartito ma si imbatte in una pattuglia della Decima Mas: solo la sua presenza di spirito la salveranno dall'arresto e dalle inevitabili disastrose conseguenze.

Grazie a donne come Giuseppina Marcora è stato possibile sostenere e tenere viva la resistenza al nazifascismo.

Con gratitudine accogliamo dunque il suo invito, rivolto in particolare ai giovani, perché «conoscano la storia e le terribili vicende del conflitto voluto da Hitler e dal suo alleato Mussolini. Ad essi anche il compito di ricordare quanti per la libertà hanno combattuto sino al sacrificio supremo e l'acquisizione della consapevolezza che la democrazia va conquistata o-gni giorno con impegno e umiltà».

 

ALBERTO CENTINAIO

 

da Polis luglio-agosto 2009

 

Amico di Mattei, esperto di economia

Giovanni Marcora (Inveruno, Milano, 1922-1983), formatosi nell'ambiente dell'oratorio e nell'Azione cattolica, capo partigiano, poi imprenditore e uomo politico, è ricordato tra i fondatori e leader della corrente della "sinistra di Base" all'interno della Democrazia cristiana. Dirigente provinciale del partito, viene eletto senatore nel 1968, dando il suo nome alla prima legge italiana per il riconoscimento dell'obiezione di coscienza (1972). Sindaco di Inveruno per due mandati, membro della segreteria centrale dello Scudocrociato (di cui sarà anche vicesegretario nazionale), vantava nel suo "olimpo" personale statisti come Alcide De Gasperi, Ezio Vanoni, Enrico Mattei, Aldo Moro. Esperto di questioni economiche, ha guidato ininterrottamente il ministero dell'Agricoltura fra il 1974 e il 1980, per poi passare al dicastero dell'Industria nel biennio 1981-82, attuando alcune profonde e moderne riforme. È ricordato anche per le sue battaglie a tutela degli interessi italiani e comunitari in sede Cee. Nel periodo resistenziale stringe alcune amicizie (fra gli altri Enrico Mattei ed Eugenio Cefis, personaggi di spicco e per certi aspetti controversi dell'industria pubblica e della finanza nazionale nel dopoguerra) che risulteranno fondamentali nella sua biografia post bellica. A Inveruno è sorto il Centro Studi Marcora (www.centrostudimarcora.it) che ne studia la figura e il pensiero politico.

 

 

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