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CASCINA MAZZAFAME – DOMENICA 6 GIUGNO 2010
INTERVENTO
PRESIDENTE ANPI LUIGI BOTTA
A nome della Sezione ANPI di Legnano, che si
onora del nome di “Mauro Venegoni”, medaglia d’oro al V.M. della
Resistenza, ringrazio tutti i presenti ed in particolare
l’Assessore Renzo Brignoli in rappresentanza
dell’Amministrazione comunale, il rev. don Piergiorgio Colombo
per l’attenzione religiosa che ci riserva. Ringrazio i docenti e
gli studenti qui presenti, le Forze dell’Ordine, la Polizia
locale, il Corpo bandistico per essere ancora con noi in questa
giornata in cui ricordiamo un episodio della Resistenza
legnanese, ormai lontano nel tempo, ma vivo nella storia
democratica della nostra comunità.
Era il 21 giugno del 1944 ed un gruppo di
partigiani, comandati da Samuele Turconi si trovava all’interno
di questa cascina, quando vennero circondati da circa 200 militi
delle Brigate nere. Per stanare i partigiani i fascisti volevano
dar fuoco alla cascina e gli abitanti vennero ammassati contro
il muro di questa chiesetta e minacciati di fucilazione se i
partigiani non si fossero arresi. Erano donne, bambini, anziani
contadini. Uno di questi, Carlo Clementi aveva 97 anni.
Lo scontro armato fu durissimo, poi, di fronte
alla minaccia di rappresaglia, Turconi diede ordine di
abbandonare la cascina e di mettersi in salvo. Proteggendo i
suoi, Samuele Turconi venne ferito due volte e poi catturato con
altri tre partigiani Rizzi, Bragé e Casero. Uno venne ucciso
durante il trasporto a Busto Arsizio, gli altri due vennero
inviati in un lager in Germania. Turconi, piantonato in
ospedale, venne poi liberato da un gruppo di partigiani, tra i
quali Mauro e Guido Venegoni, che lo portarono a Legnano in
bicicletta in casa della staffetta Angela Logisi in via Novara
dove venne curato dal farmacista dr. Tornadù .Guarito, Samuele
riprese la lotta clandestina. Determinante per l’operazione fu
l’intervento della partigiana Piera Pattani , che visitò il
Turconi in ospedale facendosi passare per la sua fidanzata.
Abbracciandolo gli passò segretamente un bigliettino sul quale
era scritto “tenteremo alle 10”. La Pattani in quell’occasione
fu malmenata dai fascisti col calcio del fucile e poi la buttata
fuori dalla stanza tirata per i capelli.
Le partigiane Angela Logisi e Piera Pattani sono
ancor tra noi ed abitano a Legnano. Samuele Turconi
invece ci ha lasciati due anni or sono.
Trovandoci in questa zona dell’Oltrestazione,
permettete un giusto ricordo alla chiara figura di don Francesco
Cavallini, coadiutore della Parrocchia dei SS. Martiri. Uomo di
profonda fede e di sentimenti democratici aiutò molti giovani
renitenti alla leva a salvarsi dalla cattura fascista.
Due suoi parrocchiani, Renzo Vignati di 19 anni e
Dino Garavaglia di 18, partigiani, vennero uccisi dai fascisti
il 2 luglio 1944 al ponte di san Bernardino. Da solo, don
Cavallini affrontò con decisione i militi della Brigata nera che
volevano impedirne i funerali in chiesa per timore della
reazione della popolazione.
In questa chiesa,
disse, sono stati battezzati e qui
avranno il loro funerale..
Il sacerdote l’ebbe vinta, ma non molto tempo
dopo venne arrestato e portato nel carcere di S. Vittore a
Milano, dal quale uscì il 25 aprile.
E’ con commosso orgoglio che la Sezione Anpi
consegna oggi, nel ricordo dello scontro armato qui avvenuto,
una targa di benemerenza a due partigiani che, nella
clandestinità operarono a Legnano e nella nostra zona.
Abbiamo tra noi Francesca Mainini e Bruno
Giovanni Lonati. Nel periodo clandestino le loro vite si
incrociano. Il Lonati lavora alla Franco Tosi ed è attivo nella
Resistenza. E’ lui che convince Francesca ad entrare nella
lotta clandestina. “ Aiuta anche tu la Resistenza, la convinceva
Lonati, e vedrai che tuo marito tornerà a casa prima “
Ricercato dalle brigate nere, Bruno si rifugia con il figlio e
la moglie Alba in casa di Francesca Mainini in via Calatafimi al
4, Vengono nascosti in soffitta. Anche la Mainini ha un figlio
ed il marito è al fronte. La casa di Francesca di sera diventa
un centro di incontro dei vari gruppi partigiani che agiscono
nella zona. Lonati, col nome di battaglia “Valeri” è per un
certo periodo anche commissario politico della 101°. Brigata
Garibaldi. E’ in contatto coi Venegoni, Arno Covini, Samuele
Turconi, Luciano Colombo ed altri, partecipa allo scontro
armato qui alla Canazza. Opera in tutta la Valle Olona.
Sono la Francesca Mainini con la moglie di Lonati
Alba a portare l’esplosivo nelle borse della spesa ed a
nasconderlo tra i cespugli del monumento ad Alberto da Giussano.
Esplosivo che poi servirà ai partigiani Lonati e Turconi per
l’attentato al Mantegazza, un ristorante vicino alla stazione
allora ritrovo di tedeschi e di fascisti.
A seguito di una spiata i fascisti al comando del
capitano Nucci arrestano la Mainini. Il Lonati riesce a salvarsi
dall’arresto, cambia il suo nome di battaglia da Valeri in
Giacomo, viene indirizzato a Milano.
Dopo 20 giorni di carcere a Legnano, Francesca
viene mandata a Milano, processata e condannata a morte dal
tribunale speciale fascista. La condanna a morte viene poi
commutata a 20 anni di carcere, per intervento del cardinale di
Milano Ildefonso Schuster.
Verrà liberata dal carcere di S. Vittore il 24
aprile del 45.
Per il Lonati la Resistenza continua. Ha contatti
con i più importanti membri del Comitato di Liberazione Alta
Italia, fa parte del Comitato di coordinamento delle Brigate
Garibaldi col grado di colonnello. Poi si troverà con un
incarico determinante sui luoghi che videro le ultime ore di
Mussolini. Ma questo è tutto un altro capitolo della storia
d’Italia che va ben oltre il senso della cerimonia odierna.
Dal giorno dell’arresto, le vite della Mainini e
del Lonati presero vie diverse ed oggi, dopo 65 anni si
ritrovano qui con noi per la prima volta. Per tutti noi un
giorno emozionante.
Non vogliamo oggi limitarci a ricordare fatti e
persone, ma vogliamo soffermarci sui valori morali ed ideali
delle scelte che queste persone hanno fatto rischiando la vita.
Sono i valori della libertà, della democrazia,
dell’equità sociale, della solidarietà, della pace. Sono le basi
fondanti della nostra Repubblica democratica e della nostra
Costituzione, nate dalla Lotta di liberazione dal nazi-fascismo
e dalla Resistenza.
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