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Messaggio di uno sconosciuto rinvenuto sul luogo della sepoltura
Breve biografia di Samuele Turconi
Samuele Turconi nasce il 30 marzo 1923 a Legnano, precisamente alla Cascina Mazzafame. La sua è una famiglia contadina che vive in dignitosa povertà. Il nucleo famigliare è composto oltre che dal padre e dalla madre, donna religiosissima, da tre sorelle e un fratello. A 14 anni inizia a lavorare presso un’azienda di autotrasporti e allo stesso tempo continua ad affiancare il padre nel lavoro dei campi. Chiamato alle armi diventa artificiere e il 21 settembre del 1943 viene fatto prigioniero dai tedeschi con tutta la sua compagnia. Assiste alla fucilazione di buona parte dei suoi ufficiali e mentre i tedeschi lo stanno caricando sulla tradotta che lo condurrà, insieme ai compagni, nei campi di lavoro in Germania, scappa in modo avventuroso. Torna a Legnano e si nasconde alla Cascina Mazzafame dove inizia l’attività di partigiano nella 101 Brigata Garibaldi perché dichiara in un'intervista “non avevamo altra scelta per liberare la nostra terra dalla dittatura e dai Tedeschi. Anche se ognuno di noi aveva già le sue idee politiche, la politica venne dopo”. Al giovane Turconi non manca certo il coraggio e il sangue freddo e si espone in azioni che alla fine vedranno la dura reazione dei fascisti e che condurranno allo scontro armato alla Cascina Mazzafame. In questa circostanza il partigiano Sandro, questo il nome di battaglia del Turconi, viene ferito per ben due volte e morente viene fatto prigioniero e trasportato all’ospedale di Busto Arsizio. Ha salva la vita ma l’attende la fucilazione non appena le forze gli permetteranno di reggersi in piedi. La sera prima dell’esecuzione viene liberato con un’azione armata che vede impegnati numerosi partigiani tra cui Mauro Venegoni. Una volta ristabilito prosegue la lotta armata che lo vede protagonista nei più noti fatti di resistenza della zona. Il comando gli impone di lasciare Legnano perché ormai la sua figura è così nota ai fascisti da costituire un pericolo anche per i suoi compagni di lotta . Raggiunge una brigata piemontese con la quale intraprende un’azione pericolosissima che lo condurrà alla cattura da parte delle forze nazifasciste. Incarcerato viene pesantemente torturato per giorni senza mai compromettere i propri compagni di lotta armata. Condannato a morte dal tribunale di Milano viene rinchiuso nel carcere cittadino di San Vittore. Nel penitenziario è costretto a partecipare a 12 decimazioni che lo risparmiano in modo fortunoso dalla fucilazione. Il 24 aprile 1945 viene liberato in circostanze che lo stesso Turconi non riuscirà mai a spiegarsi completamente. Un sottufficiale delle guardie carcerarie, in modo del tutto imprevisto, gli consente di fuggire e per Samuele arriva l’ora dell’ agognata libertà. Torna a Legnano dove assiste e partecipa alle ultime fasi della liberazione della città. Dirà in seguito ricordando i fatti che l’hanno visto protagonista nella guerra di liberazione: ”[…] ho semplicemente fatto il mio dovere di cittadino che ama la propria Patria perché non potevo vedere il nostro popolo schiavo di una dittatura che aveva tolto la libertà e imposto la guerra. Ho fatto quello che ho potuto senza nulla chiedere o pretendere in cambio, sostenuto dalla forza dei miei ideali e dall’esempio di tanti compagni di lotta”.
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