- Legnano liberata 1945-46 (i documenti del Comune, i Verbali del CLN di Legnano, le testimonianze):  LINK

- Legnano, 25 aprile 1945: i giorni della Liberazione: LINK

- Alberto Mario Giuliani, l’ingegnere chiaravallese e legnanese che guidò la Resistenza ad Ebensee: LINK oppure LINK

- TUTTI I DOCUMENTI del Comune di Legnano e del Fondo Cozzi presentati durante la conferenza "Legnano, 25 aprile 1945, i giorni della Liberazione":  LINK

- 21 marzo 2015: inaugurato un monumento ai partigiani fucilati al Campo Giuriati di Milano. Tra di essi il legnanese Giuseppe Rossato.

- Legnano 1924: la “Regia Patente di Città”, la visita di Mussolini, l’antifascismo.

- Bibliografia relativa agli scioperi del 1944, i fratelli Venegoni e la Resistenza a Legnano nel 1944.

- La retata nazifascista alla Franco Tosi di Legnano 5 gennaio 1944.

- 25 aprile 1945 a Legnano.

 
 




 

21 marzo 2015: inaugurato un monumento ai partigiani fucilati al Campo Giuriati di Milano. Tra di essi un legnanese.

 

Si tratta di Giuseppe Rossato, nato il 10 luglio 1922, entrato fin dalla sua costituzione, nel novembre 1943, nel gruppo che prenderà la denominazione di 101^ Brigata Garibaldi “Antonio Novara” GAP di Legnano-Mazzafame e Gorla Minore e di cui diventerà il vice-comandante col nome di battaglia "Gelo".

Fucilato il 14 gennaio 1945.

 

Leggi tutta la sua storia al LINK: 

http://www.legnanonews.com/news/1/46711/anpi_a_milano_
un_monumento_ai_partigiani

 
 
 




Legnano 1924:

 

la “Regia Patente di Città”, la visita di Mussolini, l’antifascismo.

 

Un gruppo di squadristi del Partito Nazionale Fascista di Legnano (1920).

 

Su La Prealpina del 7 ottobre 1924 si legge che Legnano ha tributato grandi festeggiamenti a Benito Mussolini in occasione della sua visita alla città il 5 ottobre per l'inaugurazione della Scuola Professionale Operaia Antonio Bernocchi e la consegna della "Regia Patente di Città".

 

Un gruppo di squadristi del
Partito Nazionale Fascista di Legnano (1920) 

 

Ma allora nel 1924 a Legnano erano tutti fascisti?

 

Leggi tutto al LINK

 

 

 






 

(LINK) BIBLIOGRAFIA relativa agli scioperi del 1944, i fratelli Venegoni e la Resistenza a Legnano nel 1944.

 

 






La retata nazifascista alla Franco Tosi
5 gennaio 1944

 

 

“Fermate le macchine, scioperate, manifestate in strada contro i padroni profittatori e contro gli hitlero-fascisti.
I magnati dell’industria hanno accumulato miliardi di profitti e vi fanno morire di fame”

 

Manifestino sequestrato dai carabinieri di Busto Arsizio (13 dicembre ’43),
probabilmente frutto della attività dei fratelli Venegoni nell’Alto Milanese.

 

 

Erano ormai alcune settimane in cui c’era molto fermento all’interno dell’azienda. Dopo alterni momenti in cui sembrava che le trattative andassero in porto, la mattina del 5 gennaio ’44 gli operai della Franco Tosi occuparono gli uffici dei dirigenti e il generale delle SS Otto Zimmermann, colui a cui era stato affidata la repressione degli scioperi nell’Alta Italia, fu immediatamente informato.

Nel primo pomeriggio del 5 gennaio due camion pieni di SS varcarono il cancello della Franco Tosi. Nel piazzale centrale erano radunati tutti gli operai, alcune migliaia. Reparti fascisti si erano invece collocati all’esterno della fabbrica a presidiare gli ingressi.

In pochi attimi le SS scesero dai camion e posizionarono le mitragliatrici. Con un altoparlante si ordina ai lavoratori di ritornare in fabbrica. Nessuno si muove. Il comandante ordina “Fuoco!!“… ma le raffiche fortunatamente sono rivolte in aria. La massa ondeggia, incredula, sbigottita.

Subito dopo scatta la caccia ai rappresentanti sindacali e ai più noti lavoratori antifascisti. Bisogna arrestarli per separare i lavoratori dai loro dirigenti sindacali più conosciuti e stimati. Solo così i tedeschi sperano di mettere fine a quella lunga sequela di scioperi che era iniziata nel marzo dell’anno precedente.

Vengono arrestati una sessantina di lavoratori e portati nel carcere di San Vittore. Nella notte reparti tedeschi e fascisti arrestano alcuni antifascisti legnanesi.

Nel carcere di San Vittore vengono interrogati e dopo alcuni giorni rilasciati, meno otto lavoratori, quasi tutti appartenenti alla Commissione Interna.

Dopo alcuni giorni a San Vittore gli otto dipendenti della Tosi vengono avviati nel campo di Fossoli (Dulag, campo di transito). Partono da Fossoli su vagoni piombati l’8 marzo ’44 con altri 600 lavoratori provenienti dalla Toscana, da Milano e Torino (trasporto n. 32).

Giungono a Mauthausen l’11 marzo ’44. Sono classificati con la categoria Schutzhaftlinge (prigioniero politico, mandato di arresto per motivi di sicurezza). Nel lager venne a loro chiesto il mestiere per sfruttarli meglio fino alla morte. Alcuni di loro passano attraverso diversi sottocampi. Sette morirono di fame, freddo, lavoro forzato e malattie. Uno solo sopravvisse: Paolo Cattaneo, ma morì suicida pochi anni dopo.

 

 

Ricordo brevemente i loro nomi:

 

- Pericle Cima

Nato a Spinadesco (Cremona). Ingegnere meccanico nella Franco Tosi. Deceduto l’11 aprile 1945 a Steyr (in Austria) durante la “marcia della morte” da Vienna a Mauthausen. Aveva 56 anni. Nella foto a destra il cimitero di Steyr (Austria) in cui è sepolto Pericle Cima

 

- Carlo Grassi

Nato a Legnano. Mestiere dichiarato modellatore metallurgico. Deceduto tra il 14 febbraio e il 15 febbraio 1945 a Gusen. Aveva 43 anni.

 

- Francesco Orsini

Nato a Legnano. Mestiere dichiarato tornitore. Deceduto il 5 ottobre 1944 nel castello di Hartheim (Mauthausen). Aveva 62 anni.

 

- Angelo Santambrogio

Nato a Legnano. Membro di primo piano della Commissione Interna della Franco Tosi e fugura importante nell’attività sindacale a Legnano accanto ai fratelli Venegoni. Mestiere dichiarato fresatore. Deceduto il 19 settembre 1944 nel Castello di Hartheim (Mauthausen). Aveva 31 anni.

 

- Ernesto Venegoni

Nato a Legnano. Membro della Commissione Interna della Franco Tosi. Mestiere dichiarato meccanico di precisione. Deceduto il 26 marzo 1944 a Mauthausen. Aveva 45 anni.

 

- Antonio Vitali

Nato a Milano. Membro della Commissione Interna della Franco Tosi. Mestiere dichiarato meccanico. Deceduto il 9 marzo 1945 a Gusen. Aveva 46 anni.

 

- Paolo Cattaneo

Nato a Legnano. Membro della Commissione Interna della Franco Tosi. Mestiere dichiarato tornitore. Sopravvissuto. Aveva, nel ’45, 36 anni.

 

- Alberto Giuliani

Perito tecnico nella Franco Tosi. Fu inviato nel lager con un altro trasporto rispetto ai suoi compagni. Deceduto il 6 febbraio 1945. Aveva 35 anni.

 

 

Nel cimitero di Legnano ci sono le tombe dei deportati del 5 gennaio ‘44, naturalmente sono tombe vuote perché i loro corpi furono bruciati nei forni crematori. Sicuramente questo è il destino di Angelo Sant’Ambrogio e Francesco Orsini morti nel castello di Hartheim, ma anche a Mauthausen e Gusen c’erano forni di incenerimento dei corpi.

Anche se le tombe non contengono le loro spoglie, non per questo non devono essere meta di pellegrinaggio e di commosso ricordo.

 

 

 

“Gli operai arrestati erano solo colpevoli di aver reclamato di parificare i salari dei lavoratori legnanesi a quelli dei maggiori centri industriali (Sesto San Giovanni) e di far mantenere agli industriali le promesse fatte. Invece i barbari delle SS avevano voluto arbitrariamente intervenire in difesa degli sfruttatori del popolo contro gli operai”.

 

da un volantino redatto dai fratelli Venegoni poco dopo il 5 gennaio ‘44

 

 

Fonti:

. Piero Macchione, “L’oro e il ferro. Storia della Franco Tosi”, F. Angeli 1987

. Giorgio Vecchio, Nicoletta Bigatti, Alberto Centinaio, “Giorni di guerra. Legnano 1939-1945”, 2009

 

Giancarlo Restelli

 
 
 





 

25 aprile 1945 a Legnano

 
da Luigi Borgomaneri, “Due inverni, un’estate e la rossa primavera. Le Brigate Garibaldi a Milano e provincia (1943-45)”, Franco Angeli 1985. 
 
Legnano 25 Aprile 1945, mercoledì 
“All’alba i garibaldini occupano la caserma al raccordo dell’autostrada per Sesto Calende; i tedeschi se ne sono andati qualche ora prima. Alle 7.30 altri tedeschi provenienti dalla caserma di via Milano, cercano di snidare i sappisti e cominciano gli scontri: i garibaldini, che si trovano anche sotto il tiro del presidio germanico dell’autocentro, situato all’interno del Tirassegno, chiedono rinforzi. 
In città vengono intanto occupate senza incontrare resistenza le scuole Carducci, sede di un comando dell’aeronautica, le carceri, la Gnr di via dei Mille e la caserma dei carabinieri. Solo alle scuole Carducci i fascisti tentano un contrattacco ma bastano pochi spari per metterli in fuga: “Gente senza fede e senza midollo”, scriverà il comando della Divisione unificata Mauri. 
Alle ore 9 resistono combattendo i tedeschi della caserma di via Milano e quelli dell’autocentro della Canazza, i fascisti sono asserragliati dietro il filo spinato che circonda la sede dell’Upi in via Alberto da Giussano, la caserma Resega e il palazzo del Littorio: si arrenderanno nel primo pomeriggio. 
Intanto i sappisti hanno lasciato due morti e un ferito per costringere alla resa un gruppo di tedeschi nei pressi della cascina Olmina. Alle 15, mentre questo gruppo si sta arrendendo, viene segnalato l’avvicinarsi di una forte autocolonna con un’autoblindo e un cannoncino da 47mm proveniente da Milano lungo la strada del Sempione. 
 
Immediatamente vengono rinforzate le difese verso Milano con uno schiramento che va dal casello autostradale, attraverso Ranzi, alle officine Gianazza e al castello di Legnano fino alla strada Canegrate-Legnano. I combattimenti s’accendono tra Legnano e San Vittore Olona, all’altezza del calzaturificio Ecclesia, e si trasformano in una guerriglia di posizione che si 
protrae fino a notte inoltrata. 
In serata saputo forse che i rinforzi sono stati bloccati, i tedeschi della caserma di via Milano si arrendono ma la situazione è ancora preoccupante: forti gruppi di fascisti sono affluiti a San Vittore facendo una trentina di prigionieri e da diverse località si segnalano movimenti di 
colonne motorizzate e blindate che, sorprese in zona dagli avvenimenti, cercano di raggiungere un punto dove concentrarsi” (pp.271-272)

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